I nostri emigrati

Oramai da tempo si parla o si leggono sempre più articoli sul fenomeno che porta molti giovani ad emigrare in altri paesi della UE( in Inghilterra ora le cose saranno un po più complesse) per la carenza di posti di lavoro.

Si pecca però di dire che non è solo la carenza di posti di lavoro; è che anche quelli che ci sono sono stipendi sotto la media europea.

L’Eurostat ci colloca al 12^ posto penultimo paese del nucleo storico dei paesi della UE, dopo di noi vengono solo i paesi del EST.

Per cui forse è il caso di porsi una domanda rispetto al fatto che se anche ci sono posti vacanti(che può sembrare un paradosso) lo sono perchè la retribuzione non permette di sostenere il costo della vita; prendiamo per esempio un giovane del centro Italia che decida di trasferirsi a Torino,Bologna,Milano. Con stipendi che hanno quella media, c’è ne sono in alcuni settori anche di più bassi, deve affittarsi una casa , pagarsi le spese, le forniture, l’auto, e altre cose che portano velocemente ai 1.600 €, probabilmente gli costa meno stare a casa e vivere con i suoi, continuiamo a chiamarli “mammoni” ma forse il termine più giusto sarebbe “calcolatori” perchè con un minimo di intelligenza o emigrano o stanno a casa, il costo della vita è troppo oneroso.

Ora qualche intervento, limitato per volumi e soggetti, sul cuneo fiscale c’è e dovrebbe passare in parlamento, ma è una goccia in un oceano, non tale da convincere un giovane, ma nemmeno le generazioni X e prima ancora che hanno in molti casi problemi di dover spostare tutta la famiglia.

E’ ora che le Associazioni di Categoria, Sindacati, Governo si trovino per fare non l’ennesimo “forum” o “convegno” ma un vero e proprio lavoro che metta al centro il tema della retribuzione delle varie figure professionali


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